08 aprile: NONA SINFONIA di BEETHOVEN

Lino Guanciale
25 marzo : L’AVVENTURA DI UN POVERO CRISTIANO
13 agosto 2017
Coro Accademia di Pescara, Coro Teatro di Ascoli, Istituzione Sinfonica Abruzzese

Coro Accademia di Pescara, Coro Teatro di Ascoli, Istituzione Sinfonica Abruzzese

Ludwig van BEETHOVEN

SINFONIA n. 9  in re minore op. 125

per soli, coro e orchestra

  1. Allegro ma non troppo, un poco maestoso
  2. Molto vivace
  3. Adagio molto e cantabile
  4. Presto – Allegro assai – Recitativo: O Freunde, nicht diese Töne – Coro: Freude, schöner Götterfunken

soprano: Li Keng                             contralto: Daniela Nineva

tenore: Riccardo Della Sciucca        baritono: David Maria Gentile

 

Coro del Conservatorio A. Casella di l’Aquila – Maestro del Coro Rosalinda Di Marco

Coro Ventidio Basso di Ascoli Piceno – Maestro del Coro Giovanni Farina

Coro dell’Accademia di Pescara – Maestro del Coro Pasquale Veleno

 

Orchestra Sinfonica Abruzzese

Direttore d’orchestra: Pasquale Veleno

 

Non si può comprendere appieno la natura della Nona Sinfonia di Beethoven, se non si considera che essa prese vita dopo più di undici anni dall’epoca di quella fase fruttuosa che aveva visto la nascita di tutte le restanti sinfonie, dalla Prima all’Ottava, e che proprio per questa ragione viene definito “periodo sinfonico”. Tanti avvenimenti e interessi si erano affacciati sull’esistenza di Beethoven, tanto di vita politica, con la caduta di Napoleone e la volontà restauratrice del Congresso di Vienna, quanto nella vita privata, con le controversie con la cognata, a seguito della sua nomina come tutore legale del nipote. L’uomo che si accinge alla composizione della Nona è maggiormente concentrato verso un nuovo modo espressivo che sembra dividersi tra una tendenza a scavare nella più segreta intimità, e un’altra che porta a indagare forme storiche musicali, come la fuga e la variazione, in opere grandiose e sistematiche. Teatro della “prima” fu il Teatro di corte di Porta Carinzia a Vienna, e per la riuscita della serata non fu di certo estraneo un forte sentimento di rivalsa tedesca, a fronte del crescente successo dell’opera di Rossini che stava conquistando il pubblico austriaco. Le voci soliste ingaggiate furono quelle di Henriette Sontag come soprano, il contralto Caroline Unger, il tenore Anton Heizinger e il basso Joseph Seipelt; direttore d’orchestra Ignaz Schuppanzigh e maestro di cappella Michael Umlauf che, di fatto, catalizzò dalle quinte l’attenzione di un’orchestra incapace di seguire il gesto di Beethoven che, come recitava una locandina dell’evento, “avrebbe preso parte alla guida del tutto”. L’attacco della Nona ha un qualcosa di iniziatico: la prima sensazione è quella di una musica che arrivi da lontano, un’idea che sarebbe poi stata ripresa fedelmente da Wagner per l’incipit dell’”Oro del Reno”, quasi a voler rappresentare il principio della vita. Nonostante ci si trovi ancora di fronte alla consueta forma sonata, manca il contrasto drammatico tra il primo e il secondo tema; scorrono entrambi autonomi e paralleli, quasi svincolati l’uno dall’altro. Lo Scherzo sta in seconda posizione, unico caso nelle Sinfonie di Beethoven, ma frequente nella musica cameristica, e ripercorre il primo movimento trasfigurato, fin nella parte centrale, dove il tema principale continua a dominare; ma Beethoven precisa un cambio del ritmo: “Ritmo di tre battute”, a voler significare che le “entrate” delle singole parti dovranno avvenire non più ogni quattro battute, ma ogni tre. L’episodio intermedio, il trio, si distingue per un sapore quasi liederistico e villereccio, mentre nel movimento lento si deposita quell’idea di un Adagio Cantique dal carattere religioso. La sua controparte, Andante moderato, è tanto corporeo, quanto l’adagio si presenta contemplativo e spirituale. La Freudenmelodie, melodia della gioia, si presenta sommessa nella linea unica di violoncelli e contrabbassi, per poi passare alle viole e un solo fagotto, fino ad arrivare ai violini, alla fanfara dei fiati e, come un vero “coup de theatre” con l’entrata in scena del baritono che intona le parole di Beethoven “O amici, non questi suoni! Ma intoniamone altri più gradevoli e gioiosi!”. A questo punto, il coro interviene subito, rispondendo all’acclamazione di “Freude”, mentre la nuova strofa, quella dell’invito ad unirsi al giubilo, è affidata ai solisti del quartetto vocale che si spalleggiano a vicenda in note fraseggiate “a due”. Nel nuovo episodio, “Allegro, assai vivace, alla marcia”, un “tenore eroico” incita il coro a seguirlo nei cieli della vittoria, e l’invito è raccolto in un intermezzo orchestrale di corsa a perdifiato. Il terzo episodio, “Andante maestoso”, presenta un richiamo alla grandiosità della musica di Haendel, compositore amato da Beethoven, mentre il successivo “Adagio, ma non troppo, ma divoto” è il momento della massima concentrazione sul “presentimento” dell’essere divino. Seguono “Allegro energico, sempre ben marcato” e la coda “Allegro, ma non troppo” in cui ritorna il quartetto vocale per una breve oasi lirica prima del tripudio bacchico del “Prestissimo” che sancisce l’unione di umano e divino attraverso la gioia terrena della fratellanza. Il finale della Nona Sinfonia lascia dietro di sé una scia di entusiasmo filantropico, uno slancio verso ciò che c’è di buono, e una fede incrollabile verso il coraggio di aiutarci a vivere fraternamente senza temere la vita.

Tania Buccini

 

 

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